Feste natalizie: ecco i cibi che fanno male a Fido e Micio

Pet e cenoni natalizi

Feste natalizie: ecco i cibi che fanno male a Fido e Micio

Esistono molti alimenti insospettabili (alcuni presenti in maniera pressoché costante nelle abitazioni) che possono facilmente provocare intossicazioni negli animali domestici.

Spesso tali alimenti sono volontariamente forniti agli animali dai proprietari, che, ignari del potenziale tossico, danno loro avanzi di pasti, come spesso accade dopo cenoni Natalizi, condividendo talvolta anche dolciumi, con l’intento di ricompensare i nostri pelosi e di farli sentire parte della festa.

In altri casi, gli animali trovano nell’abitazione tali prodotti che, per golosità o curiosità, possono consumare anche in grandi quantità.

Di seguito tratteremo le più comuni intossicazioni che si riscontrano nei giorni di festa.

È estremamente importante saperle riconoscere precocemente poiché, se non trattate tempestivamente, alcune potrebbero essere letali!

ALCOOL

Il periodo di Natale è sinonimo di allegre bevute: vini, birre, superalcolici, cocktail, liquori…rappresentano un passaggio obbligato per molti.

L’alcool etilico è la molecola che conferisce la gradazione alcolica alle bevande, ma può essere presente anche in altri alimenti (lieviti, dolci: babà, cioccolatini, gelati…) oltreché profumi, colluttori e farmaci che, se lasciati incustoditi, possono essere ingeriti.

Nei cani e nei gatti è carente l’enzima necessario per metabolizzare e detossificare l’alcool ingerito (alcooldeidrogenasi), di conseguenza questi processi avvengono più lentamente rispetto a quanto accade in un uomo. L’ingestione di bevande contenenti alcool etilico possono determinare eccitazione e successivamente depressione, vomito, diarrea, difficoltà respiratoria, incoordinazione, collasso. Nei casi gravi possono esserci coma e convulsioni. I sintomi compaiono subito dopo l’ingestione poiché l’assorbimento è rapido.

CIOCCOLATO

Per molte persone il cioccolato è una vera droga infatti è raro che una casa ne sia sfornita. Essendo gradito agli animali, può essere responsabile di intossicazioni anche fatali, in relazione alla taglia dell’animale, alla quantità ingerita e al tipo di cioccolato. Il periodo delle feste natalizie è particolarmente pericoloso poiché nelle abitazioni sono facilmente reperibili grandi quantità di dolciumi.

Il cacao (Theobroma cacao) è una pianta con frutti carnosi che contengono i semi utilizzati per la produzione del cioccolato. La tossicità di questa pianta è dovuta al contenuto di teobromina e, in minor percentuale, anche di caffeina.

La quantità di queste sostanze varia a seconda del tipo di seme e della concentrazione utilizzata per le preparazioni dolciarie: il cioccolato fondente infatti è più pericoloso di quello al latte a causa della maggior percentuale di cacao contenuta.

L’avvelenamento da cioccolato si verifica raramente nei gatti (per la loro natura più schiva) e frequentemente nei cani, sia per somministrazione da parte dei proprietari, sia per ingestioni accidentali.

L’ingestione di dosi tossiche di teobromina provoca vomito, diarrea, iperattività, tachicardia, diuresi, ipertensione, febbre, aumento della frequenza respiratoria, tremori e convulsioni.

Non esistono antidoti: la terapia è di supporto, mirata alla stabilizzazione del paziente. In alcuni casi è sufficiente la somministrazione di carbone vegetale mentre in altri è necessaria la decontaminazione che prevede vomito o lavanda gastrica, effettuata dal Medico Veterinario. Il decesso solitamente è causato dalle alterazioni cardiache e dall’insufficienza respiratoria.

Nel caso in cui l’animale manifestasse già segni eccitatori neurologici, sarebbe sconsigliato indurre il vomito perché potrebbe verificarsi inalazione del contenuto gastrico con problemi polmonari conseguenti (polmonite ab ingestis).

XILITOLO

Lo Xilitolo è un dolcificante che, oltre ad essere usato dai pazienti diabetici, è presente anche in molti prodotti alimentari come caramelle, gomme da masticare, colluttori e prodotti dolciari.

Per i cani risulta pericoloso: a causa di un meccanismo non ancora ben conosciuto, stimola la produzione d’insulina (ormone deputato al controllo della glicemia), con conseguente ipoglicemia.

La quantità di caramelle necessarie a determinare questa grave evenienza non si può stabilire con precisione, poiché dipende dalla risposta individuale e dalla quantità di dolcificante contenuto nell’alimento ingerito.

I segni di avvelenamento si riscontrano entro circa mezz’ora dall’ingestione o, in caso di prodotti a lento rilascio di questo dolcificante, anche dopo alcune ore. Compaiono vomito, debolezza, difficoltà a mantenere la posizione, tremori, crisi epilettiche e coma; in alcuni casi può comparire successivamente anche insufficienza epatica. L’ingestione di quantità significative di dolcificante necessita di una rapida decontaminazione, eseguita dal Medico Veterinario.

Il controllo della glicemia consentirà di escludere un’intossicazione, ma nel caso in cui invece l’animale presentasse già ipoglicemia, sarà necessario correggerla con l’infusione di soluzioni glucosate.

Nel contempo la funzionalità epatica dovrà essere monitorata, per evidenziare eventuali alterazioni e mettere in atto terapie specifiche di supporto.

Modeste oscillazioni degli enzimi epatici si risolvono in breve tempo, al contrario, la presenza di un’insufficienza dell’organo può indicare una prognosi infausta, con decesso o soppressione dell’animale.

UVA

Uva fresca e uva passa rappresentano frutti molto appetibili per i cani a causa del loro sapore dolce ma possono essere responsabili di gravi intossicazioni. Finora i cani sono risultati l’unica specie interessata. L’ingestione di pochi chicchi d’uva o uvetta può scatenare disturbi gastrointestinali e insufficienza renale acuta.

Non si conosce esattamente il meccanismo, ma sembra che alcuni individui siano geneticamente più predisposti ad una ridotta metabolizzazione dei tannini contenuti negli acini. Nel caso d’ingestione di uva, si raccomanda una rapida decontaminazione ed è inoltre indispensabile incrementare l’eliminazione di urina con l’infusione di fluidi, nel tentativo di salvaguardare la funzionalità renale.

L’insufficienza renale, una volta presente, non risponde a terapie farmacologiche. Potrebbe essere utile la dialisi, ma anche in questo caso l’evoluzione sarebbe incerta. I cani intossicati gravemente vanno incontro al decesso o alla soppressione.

AVOCADO

L’avocado (Persea americana) è diventato un frutto molto apprezzato nella nostra cucina, ma tutta le parti della pianta (corteccia, foglie, fiori semi e frutti) risultano tossiche per i nostri pet.

La tossina responsabile è la persina e le sue concentrazioni sono diverse a seconda della varietà di avocado. Anche i sintomi associati possono cambiare a seconda della varietà considerata. Nei cani e nei gatti sono sufficienti piccole quantità di frutto per dare i sintomi di avvelenamento rappresentati da vomito, diarrea e dolori addominali. Nel cane sono stati segnalati anche due casi di cardiotossicità, nei quali l’insufficienza cardiaca ha portato poi alla morte di entrambi gli animali. Anche altre specie domestiche possono essere interessate da questa emergenze medica, tra le specie più sensibili troviamo gli uccelli. Gli uccelli da voliera appaiono molto più suscettibili alle intossicazioni da persina rispetto a polli e tacchini, sviluppando forte depressione, strappamento delle piume, affaticamento respiratorio e nei casi più gravi morte.

CAFFÈ

Il caffè è una bevanda ottenuta dai semi di alcune piante tropicali come la Coffea arabica. La concentrazione di caffeina contenuta è variabile, dipende al tipo di pianta da cui proviene. La caffeina è presente oltre che nel caffè, anche in tè, coca cola, cioccolato e guaranà, oltre che in alcuni integratori alimentari per il controllo del peso.

Viene assorbita dal tratto gastrointestinale, e agisce sia sul sistema nervoso centrale che sul cuore, provocando l’aumento di sostanze eccitatorie con conseguente ipereccitabilità a carico di questi organi.

L’ingestione di caffeina o di prodotti che la contengono in piccole quantità non determina effetti tossici drammatici ma vomito, aumento della frequenza cardiaca e tremori possono comunque comparire e durare alcune ore. In caso di ingestioni più consistenti compaiono, oltre ai segni di cui sopra, anche alterazioni metaboliche (iperglicemia, acidosi metabolica), alterazioni della pressione arteriosa, incoordinazione e convulsioni.

Per ingestione di modeste quantità è sufficiente il carbone vegetale in polvere, per l’ingestione di quantità più elevate è invece richiesto l’intervento del Medico Veterinario che valuterà e la terapia idonea.

IMPASTO DEL PANE

Alcune persone, in occasioni speciali producono il pane in casa. Di solito l’impasto viene posto a lievitare e in questo frangente potrebbe essere ingerito dagli animali domestici, se viene data loro l’opportunità di accedervi.

Espandendosi nello stomaco può causare dilatazione gastrica che in casi estremi potrebbe esitare nella rottura dell’organo. Oltre all’imponente aumento di volume, la lievitazione produce anche un notevole quantitativo di etanolo (derivato dalla fermentazione del lievito) che porta ad acidosi metabolica e depressione del sistema nervoso centrale. In questo tipo di intossicazione sono più rischiose le conseguenze successive al rilascio di alcool rispetto a quelle dovute all’aumento del volume dello stomaco.

I segni clinici precoci includono tentativi improduttivi di vomito, distensione addominale e depressione. Parallelamente all’aumento nel sangue di etanolo ci sarà depressione respiratoria e nei casi più gravi arresto cardiaco.

Abbiamo constatato quanto possa essere pericoloso considerare i nostri pets come piccoli umani, non tenendo conto che hanno un apparato gastroenterico ed un sistema enzimatico molto diverso dal nostro.

È fondamentale conoscere i pericoli: questo consentirà di evitarli o, nel caso si verificasse un’ingestione accidentale, di intervenire precocemente.

CONSIGLI PRATICI

COSA FARE?

  1. Mantenere la calma.
  2. Chiamare immediatamente un Centro Antiveleni o il proprio Medico Veterinario o un Ospedale Veterinario, per richiedere assistenza.
  3. Nella richiesta d’aiuto tenere a mente le seguenti domande cui rispondere:

*COSA (quale tossico),

*COME (contatto cutaneo, orale, oculare),

*DOVE (in casa, all’aperto),

*QUANDO (quanto tempo è trascorso);

  1. Recuperare quanto resta della sostanza tossica incriminata;
  2. Verificare il tipo di sintomi:

– Caratteristiche del vomito (alimentare, biliare, schiumogeno, ematico, con o senza conati, improduttivo)

– Salivazione, gonfiore della lingua, lesioni

– Occhi (arrossati, lacrimazione)

– Respirazione (regolare, accelerata)

– SNC (paziente sveglio, rallentato, barcollante, con tremori, convulsioni, in stato comatoso)

– Battito cardiaco (accelerato, rallentato, alterato).

COSA NON FARE

  1. Lasciare incustodite sostanze pericolose;
  2. Far vomitare le sostanze schiumose, quelle caustiche, i derivati del petrolio o nel caso in cui l’animale si trovasse in stato soporoso: si peggiorerebbe la situazione provocando una polmonite ab ingestis;
  3. Somministrare latte nell’intento di disintossicare;
  4. Tamponare una sostanza acida con una basica;
  5. Aspettare i sintomi per vedere se c’è stata intossicazione (prima si allontana l’agente tossico, maggiori sono le possibilità di guarigione).

Esistono poi casi di avvelenamento doloso. In Italia la gestione dei questi casi è regolamentata dall’Ordinanza Ministeriale del 13 giugno 2016.

Il Medico Veterinario è il fulcro attorno al quale ruota tutta la gestione, la prevenzione e l’accertamento dei casi di avvelenamento accidentali o dolosi degli animali. Quando si sospetta che il proprio animale possa aver ingerito una sostanza tossica che determina dei sintomi evidenti (ad esempio vomito, diarrea, salivazione intensa, emorragie dal naso o da altri orifizi naturali) o comportamenti e atteggiamenti inusuali (ad esempio barcollamento, tremori, spasmi muscolari, incapacità di coordinamento dei movimenti), bisogna chiamare urgentemente il proprio Medico Veterinario di fiducia o quello più prontamente reperibile.

Il veterinario provvederà a emettere un sospetto diagnostico sulla base della sintomatologia e della storia clinica del paziente ed a iniziare una terapia adeguata.

È necessario sapere che tutti i casi di avvelenamento doloso, cioè non dovuto a sostanze tossiche maldestramente rese accessibili ai nostri animali, sono un reato perseguibile per legge, ai sensi dell’art.544 ter del Codice Penale.

 

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