Allergie e reazioni avverse al cibo nei nostri animali domestici

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Allergie e reazioni avverse al cibo nei nostri animali domestici

Lo sapevi che anche cani e gatti soffrono di allergie? Scopriamo insieme come distinguerle.

Anche in medicina veterinaria si possono riscontrare allergie: su base parassitaria, alimentare e ambientale. Facciamo una panoramica: quelle di natura alimentare vengono definite reazioni avverse agli alimenti e includono allergie e intolleranze, mentre le allergie causate da diversi fattori ambientali vengono definite atopie.

Il segno clinico più riscontrato in corso di allergia è il prurito. Si tratta di un sintomo indicativo di una sensazione spiacevole, che viene placata tramite grattamento, strofinamento, o morso.

Per riuscire a inquadrare la causa che ha scatenato il prurito nel nostro animale, il medico veterinario procede per step.

PRIMO STEP – ESCLUDIAMO I PARASSITI

La prima causa di prurito a cui immediatamente si pensa riguarda la presenza di parassiti esterni (ectoparassiti) che albergano e pasteggiano sulla cute dell’animale parassitato (cane/gatto). Qualora non si rinvenissero pulci sul mantello, non si potrebbe comunque escludere una loro presenza pregressa, dal momento che gli ospiti potrebbero averle eliminate con la routinaria toeletta, ingerendole.

I segni conseguenti all’allergia correlata al morso della pulce, definita correttamente DAP, ovvero Dermatite Allergica da Pulce, possono perdurare nel tempo, anche in assenza del parassita stesso. L’animale potrebbe anche non essere infestato in maniera massiva, ma manifestare comunque i segni clinici: è sufficiente una sola pulce per creare la reazione allergica in un soggetto ipersensibile e predisposto. Oltre alle pulci, i nostri animali domestici potrebbero essere allergici a insetti quali flebotomi o zanzare, parassiti che compiono (come la pulce) pasti di sangue sull’ospite.

SECONDO STEP – ESCLUDIAMO LE ALLERGIE E LE INTOLLERANZE ALIMENTARI

Una volta esclusa la causa parassitaria, si valuta la presenza delle “risposte anomale all’ingestione di cibi o additivi alimentari” che si discostano dal normale processamento dei nutrienti.

In questa categoria rientrano le allergie e intolleranze alimentari. Mentre in caso di intolleranza non è previsto il coinvolgimento del sistema immunitario (meccanismo non immunologico) e la reazione si definisce dose-dipendente, in caso di allergia si assiste al mancato riconoscimento da parte del sistema immunitario (meccanismo immunologico) di una proteina definita “allergene”, che nei soggetti sani risulta innocua. Un soggetto allergico tendenzialmente rimarrà tale per la vita, a differenza dell’intollerante, che può manifestare una sintomatologia solo temporanea. La causa scatenante delle allergie alimentari non è ancora perfettamente chiarita, ma alla base vi è un’ipersensibilità individuale verso alcune componenti proteiche, le quali, reagendo con il sistema immunitario intestinale scatenano la reazione allergica.

 Le reazioni avverse al cibo

Non è conosciuta con precisione la prevalenza delle reazioni avverse al cibo.
Tuttavia i dati ci forniscono un’indicazione: tra i cani visitati dal loro veterinario per qualsiasi motivazione, la prevalenza di razione avversa risulta tra l’1% e il 2%. Nei gatti, osservati presso un ospedale universitario, la prevalenza risultava inferiore all’1%. Percentuali effettivamente basse rispetto a quanto appare ai proprietari di cani e gatti. Si evince che forse vi sia un’aumentata percezione della problematica agli occhi del proprietario, probabilmente scambiata con condizioni come lo squilibrio della popolazione batterica intestinale (causato da ripetute terapie antibiotiche).

Gli alimenti più spesso associati alle reazioni avverse nel cane sono: manzo, latte e latticini, pollo, frumento, uova, agnello, soia, mais (più rare le allergie al maiale, riso, pesce). Nel gatto invece, sono segnalati: manzo, latte e latticini, pesce. Tali dati, estrapolati dalla letteratura scientifica, non possono essere generalizzati, in quanto le reazioni avverse agli alimenti vanno legate alla predisposizione genetica di ogni singolo soggetto.

I segni clinici comuni sono dermatite, prurito non stagionale, otite dell’orecchio esterno, segni gastroenterici.

Ci sono razze più predisposte di altre?

Da uno studio emerge che alcune razze di cani come il West Highland White Terrier, il Rhodesian Ridgeback e il Carlino risultino predisposti alle reazioni avverse agli alimenti. Le informazioni relative al gatto sono poche, solo recentemente è stato suggerito il coinvolgimento di testa e collo associato a reazioni di natura alimentare.

Tra i possibili fattori predisponenti che possono causare la reazione citiamo: l’alterata permeabilità intestinale, lo svezzamento precoce, infezioni intestinali, parassitosi, deficit (o eccesso) genetico di anticorpi, squilibri della popolazione batterica intestinale causato da alimentazione molto diversificata o poco digeribile e dall’uso di antibiotici.

Come è possibile identificare le reazioni avverse al cibo?

Le allergie alimentari possono essere identificate esclusivamente attraverso una dieta ad esclusione, contenente fonti proteiche alternative o idrolizzate, della durata di almeno 8 settimane. Questo iter può essere effettuato con un idoneo alimento commerciale sapientemente scelto dal medico veterinario. Tale protocollo non permette di distinguere un’allergia da una intolleranza: per questo motivo è corretto parlare in generale di reazione avversa agli alimenti. Al termine dell’iter con la dieta ad esclusione, nel caso in cui tale dieta abbia portato alla risoluzione dei segni clinici o ad una significativa riduzione degli stessi, occorre riesporre l’animale all’antigene incriminato.

Per avere una diagnosi è infatti necessario somministrare nuovamente la dieta che veniva assunta precedentemente e osservare se sopraggiungono eventuali recidive dei segni clinici. A questo punto è consigliata la reintroduzione della dieta ad esclusione grazie alla quale si potrà nuovamente assistere al miglioramento dei segni clinici.

Sarà possibile avere una diagnosi medica solo dopo questo rigoroso iter. Uno dei più comuni errori in questo protocollo consiste nel ritenere conclusa la prova dietetica al termine della prima somministrazione della dieta ad esclusione, saltando i due momenti di reintroduzione che invece vanno rispettati, in quanto parti integranti del piano diagnostico.

Perché è così importante la reintroduzione della dieta originaria e poi nuovamente della dieta ad esclusione?

Occorre fare una diagnosi differenziale tra pazienti con dermatite di natura alimentare e dermatite di natura ambientale. Quest’ultima è una condizione cronica caratterizzata dall’alternarsi di periodi di peggioramento e miglioramento spontaneo dei segni clinici.

Capita frequentemente che, durante la dieta privativa, i pazienti con dermatite atopica presentino un miglioramento spontaneo legato alla naturale evoluzione della patologia. Tale miglioramento potrebbe essere erroneamente attribuito alla dieta, portando a una diagnosi errata. La fase di riesposizione ha lo scopo di evitare questo errore. La dieta privativa infine dovrebbe essere eseguita soltanto una volta risolte le infezioni dermatologiche secondarie (batteriche e da lieviti). L’unico strumento diagnostico quando si sospettano reazione avverse agli alimenti è la dieta ad eliminazione e la successiva identificazione dell’agente allergizzante mediante test di provocazione per ogni sostanza sospetta.

TERZO STEP – LE ALLERGIE AMBIENTALI

Una volta esclusa anche la causa di natura alimentare si arriva a considerare l’allergia ambientale. Si tratta di una reazione nei confronti di pollini, muffe, erbe, alberi, acari, epiteli e può essere stagionale, manifestandosi solo in primavera ed estate oppure annuale, non mostrando alcuna stagionalità. È meglio definita come atopia.

Ci sono pet più predisposti?

L’ipersensibilità che sta alla base delle allergie di natura ambientale ha una forte componente genetica; questo si traduce con il fatto che, è ormai attestato, ci siano animali predisposti. L’insorgenza avviene già nei cani giovani, con un’età media compresa tra i 6 mesi e i 3 anni.

La predisposizione legata alla razza è ben documentata. Diversi studi riportano che le seguenti razze sono a rischio più elevato: Boxer, Bull Terrier, Cairn Terrier, Chow Chow, Cocker Spaniel, Bulldog Francese, Fox Terrier, Pastore Tedesco, Golden Retriever, Setter Irlandese, Labrador Retriever, Barbone, Rhodesian Ridgeback, Shar Pei, Bracco Ungherese, West Highland White Terrier, Dalmata. Anche la localizzazione delle lesioni può variare a seconda della razza: per esempio lo Shar Pei è colpito indistintamente in ogni parte del suo corpo, mentre i Retriever principalmente nelle zone ventrali (pancia e petto), zampe e orecchie.

E…i gatti?

Le manifestazioni cliniche nel gatto appaiono diverse da quelle ascrivibili al cane. Citiamo la perdita di pelo bilaterale simmetrica, il prurito localizzato su testa e collo, il complesso del granuloma eosinofilico.

Le allergie condizionano la qualità della vita dell’animale…e la nostra!

Diversi studi attestano che le allergie e i conseguenti disagi condizionano la qualità della vita dei nostri animali d’affezione e anche quella dei relativi proprietari, aumentando i casi di abbandono e affidamento ai ricoveri, nonché il ricorso all’eutanasia.
La frustrazione dipende, oltre che dal prurito, anche dal grado di complicanze che il prurito comporta. Secondo un sondaggio fatto ai proprietari è emerso la gestione della rogna sarcoptica, della pododermatite o di allergie complicate da batteri secondari risultano percepite in maniera più problematica rispetto alle allergie e intolleranze alimentari o all’allergia al morso della pulce.

C’è una soluzione?

La terapia è molto complessa e deve prevedere diversi approcci.

  • In primo luogo occorre escludere, sempre con l’aiuto del medico veterinario, la presenza di allergie di causa parassitaria, grazie ad un trattamento antiparassitario completo rivolto a tutti gli animali e all’ambiente domestico.
  • Nel frattempo, se sono presenti lesioni cutanee, occorre agire localmente con un apposito prodotto ad uso topico come shampoo, spray, crema, spot on, mousse, per ristrutturare la barriera cutanea. I cani con la dermatite atopica sono predisposti a infezioni ricorrenti da Malassezia e Stafilococchi a carico di cute e orecchie. È necessario introdurre una specifica dieta mirata alla riduzione di ipotetici o conclamati allergeni alimentari.
  • Inoltre, gli animali che lottano contro l’atopia ottengono miglioramenti più rapidi se al contempo vengono alimentati con diete ipoallergeniche o ad esclusione.
  • Il veterinario e il pet parent metteranno in pratica alcune strategie per individuare quali siano gli allergeni alimentari e ambientali da evitare. L’utilizzo di alcuni farmaci che riducono lo stimolo al prurito in certi contesti è indicato o addirittura necessario, ma non deve rappresentare una scelta definitiva: è infatti un pallliativo, per dare rapido sollievo all’animale nel corso del lungo iter diagnostico.

La cura delle allergie prevede quindi percorsi impegnativi, che necessitano di pazienza e costanza. Questo è il motivo per cui spesso molti proprietari non arrivano ad una soluzione, continuando a convivere con il problema del cane o del gatto. Senza comprendere a fondo la natura delle atopie non sarà possibile attuare le corrette strategie per migliorare la qualità della vita dei nostri animali.
È importante anche comprendere che non esiste un unico trattamento efficace, ma l’approccio terapeutico deve essere adattato ai bisogni del singolo animale: per questo, vi consigliamo sempre di consultare il vostro veterinario di fiducia.

 

4 Commenti
  • Marcelli Paola
    Pubblicato il 15:34h, 22 Maggio Rispondi

    Il mio gatto soffre di dermatite e sicuramente dovuta al cibo. Informazioni molto esaustive.

  • Marzia Bardelli
    Pubblicato il 07:11h, 21 Maggio Rispondi

    Grazie delle informazioni il mio pastore tedesco soffre di allergia non meglio identificata!

  • Laura Tavana
    Pubblicato il 15:56h, 20 Maggio Rispondi

    Grazie, molto interessante.. Il mio cagnolino ne soffre

  • Rinaldo Andrea Scavalli Veccia
    Pubblicato il 15:14h, 20 Maggio Rispondi

    Ottimo servizio esauriente anche se serve sempre consultare il veterinario!

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