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#Vet Stories – Le patologie cardiache di cani e gatti

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Patologie cardiache di cani e gatti: le forme congenite ed acquisite

Le patologie cardiache sono comuni nel cane e, ancor più, nel gatto. Si dividono in congenite e acquisite.

Le forme congenite, presenti fin dalla nascita, possono avere una base genetica o essere legate ad un alterato sviluppo embrionale. Queste forme, se molto gravi, possono causare una rapida morte dopo la nascita oppure possono passare inosservate in fase iniziale e manifestarsi con il passare del tempo. Una corretta e rapida diagnosi risulterebbe quindi essenziale per scongiurare conseguenze irreversibili.

Le forme acquisite possono essere riscontrate durante tutto l’arco della vita di cani e gatti e, a seconda della gravità, possono causare una sequela di sintomi più o meno evidenti. Spesso la riduzione della resistenza fisica e l’aumentato affaticamento rappresentano un primo campanello d’allarme.

Prevalenza dei problemi cardiaci nei cani e nei gatti

Circa il 10% dei cani portati dal Medico veterinario presenta un problema a livello cardiaco che interessa principalmente le valvole (valvulopatie).

Statisticamente sono più colpiti i cani di piccola taglia e queste malattie tendono ad essere più frequenti all’aumentare dell’età.

Nel gatto la prevalenza è ancora più elevata, risulta pari al 15%. In questo caso però viene coinvolto primariamente il tessuto muscolare cardiaco.

La maggior parte dei gatti con malattie cardiache presenta una cardiomiopatia ipertrofica, caratterizzata da un aumento dello spessore delle pareti ventricolari. Tale alterazione, seppur spesso colpisca gatti europei, vede una predisposizione di razza (Ragdoll e Maine Coon sono tra le razze più a rischio a causa di una mutazione genetica).

La miocardiopatia dilatativa e la carenza di taurina nella dieta del gatto

Un’altra condizione è la miocardiopatia dilatativa, una patologia in cui il cuore perde la sua capacità contrattile. Si tratta di una malattia felina che riconosce una causa di natura nutrizionale legata alla carenza di taurina, un amminoacido che gioca un ruolo nel corretto funzionamento delle cellule cardiache. La carenza di taurina nella dieta del gatto può essere dovuta a diversi fattori:

  • diete mal formulate, composte da pochi ingredienti di origine animale (muscoli, visceri) e senza integrazione della taurina;
  • trattamenti termici elevati che denaturano le molecole termolabili, tra cui la taurina. Per questo motivo dopo la cottura è necessaria l’integrazione;
  • l’impiego esclusivo di mangimi industriali definiti in etichetta “alimenti complementari” (molti cibi umidi e tutti gli snack) senza una corretta associazione con gli “alimenti completi”;
  • la somministrazione di alimenti formulati per altre specie animali come, per esempio utilizzare per il gatto un cibo da cane.

La cardiomiopatia dilatativa può colpire anche il cane ma in questo caso il ruolo svolto dalla carenza di taurina nella genesi della malattia merita ulteriori approfondimenti in quanto non ancora accertato. Fino ad ora sono stati effettuati studi che correlano l’insorgenza della cardiomiopatia dilatativa in cani alimentati con alcune diete definite “grain free”. Sono però necessarie altre analisi e un ulteriore approfondimento per avere basi scientifiche solide.

Terapia farmacologica per le patologie cardiache di cani e gatti

La gestione delle patologie cardiache di cani e gatti prevede una terapia farmacologica appropriata e associata ad una corretta gestione nutrizionale. Una delle chiavi di successo nelle terapie cardiache è proprio la nutrizione, in grado di aiutare a rallentare la progressione della malattia, migliorare la qualità della vita e ridurre le dosi di alcuni farmaci (principalmente dei diuretici).

È buona norma garantire un peso corporeo adeguato e un corretto sviluppo muscolare nei soggetti cardiopatici. Poiché queste malattie determinano deperimento fisico, occorre evitare un eccessivo dimagrimento dell’animale al fine di ritardare la progressione della malattia. Nel corso delle cardiomiopatie croniche si assiste ad uno stato di inappetenza che comporta la cachessia.

Quali sono i nutrienti da tenere in considerazione nella dieta di un cane o di un gatto cardiopatico?

Nella scelta di un corretto regime alimentare completo e bilanciato, sia industriale sia casalingo, il Medico veterinario nutrizionista verificherà la presenza di tutti i nutrienti, in particolare quelli aventi stretto legame con la patologia cardiaca.

Alcuni minerali (potassio, magnesio e sodio) sembrano essere correlati con la progressione della malattia. Per questo motivo andrebbero ridotti a dosaggi specifici e conosciuti dai Medici veterinari nutrizionisti.

Alcuni amminoacidi giocano un ruolo essenziale sul benessere delle cellule cardiache. Parliamo della taurina e della L-carnitina. Viene consigliata un’integrazione immediata sia nei cani sia nei gatti, qualora ci siano alcuni dubbi circa la corretta assunzione.

Alcuni acidi grassi, come gli acidi grassi omega-3 (EPA e DHA) riducono la formazione di metaboliti infiammatori, la perdita di massa magra, controllano i radicali liberi e possiedono infine anche un importante ruolo antiaritmico.

Le quote lipidiche e proteiche devono essere presenti in alte quantità per rendere appetibile la razione. I nostri carnivori domestici apprezzano razioni ricche di lipidi e proteine di origine animale. Dal momento che le malattie cardiache, soprattutto negli stadi avanzati, sono incluse nella lista delle malattie cachettizzanti, risulta necessario incentivare gli animali a mangiare per scongiurare le perdite di peso.

Dott.ssa Monica Burroni e Dott. Vito Carlucci

Medici Veterinari Arcaplanet